Libri

 

Alessandro Portelli, L’ordine è già stato eseguito, Donzelli ed. – coll. Virgola n. 19, Roma 2005 (nuova edizione con un cd-audio a cura del circolo «Gianni Bosio»), pp. 462, € 23,50

Non si tratta di una novità libraria: è, anzi, la riedizione neppure tanto recente di un libro pubblicato nel 1999, giustamente insignito in quell’anno con il Premio Viareggio. Ma è un libro fondamentale. Ieri, alla giornata che l’Anpi di Roma ha dedicato al ricordo di Rosario Bentivegna nella sala riunioni della Casa della Memoria e della Storia in via san Francesco di Sales a Roma, sia Massimo Rendina che Ernesto Nassi hanno ripetuto che la Resistenza a Roma è un fenomeno poco noto e poco studiato, che nella memoria dei più si riduce ai soli due episodi di porta san Paolo e di via Rasella, che è necessario avviare ricerche approfondite e dedicarvi un libro. Ma questo libro c’è già ed è, appunto, L’ordine è già stato eseguito. Solo un lettore distratto può ritenere che esso si limitati all’attentato di via Rasella ed all’eccidio delle Fosse Ardeatine: certo, quello è il tema intorno al quale ruota l’indagine di Portelli. Ma dalle circa 200 interviste sulle quali il libro è costruito, dalle testimonianze raccolte da persone direttamente coinvolte nella lotta armata e nella sua feroce repressione (come i gappisti ed i familiari delle vittime), e dalle opinioni espresse da “portatori della memoria di destra”, da giovani e da persone non direttamente coinvolte, l’autore ricostruisce perfettamente sia il clima che si respirava a Roma durante i nove mesi dell’occupazione tedesca, sia le principali azioni nelle quali si concretò la Resistenza romana, sia, infine, la percezione che oggi si ha di quel periodo e di quei fatti. Il libro è ora corredato da un disco nel quale sono registrate parte delle interviste: è possibile quindi continuare ad ascoltare la voce di persone oggi scomparse (Marisa Musu, Maria Teresa Regard, Rosario Bentivegna, Carla Capponi, …) alle quali Roma e l’Italia devono la libertà.

Roma, 5 giugno 2012

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 Io sono l’ultimo – lettere di partigiani italiani, a cura di Stefano Faure, Andrea Liparoto e Giacomo Papi, Einaudi ed. – coll. Stile libero extra, Torino 2012, pp. 332, € 18

Il sottotitolo è fuorviante, e così le indicazioni riportate sull’ultima di copertina: non si tratta infatti di una raccolta di lettere, ma di un insieme di testimonianze, di racconti cioè in presa diretta da parte di partigiani che oggi rievocano, in modo sintetico ma estremamente incisivo e vivace, le loro esperienze di vita di allora nella Resistenza e nella lotta partigiana. È una raccolta che ha preso avvio nell’estate del 2010, realizzata rapidamente grazie anche alla convinta collaborazione dell’Anpi nazionale, e che è stata pensata per i ragazzi e le ragazze di oggi. Si tratta di un libro, insomma, che costituisce una sorte di «“testimone” che sia forza di futuro, continuità di sogno e impegno per realizzarlo» affidato dai partigiani ai giovani. Una delle tante testimonianze è quella di Giovanna Marturano (pp. 311-318), che gli studenti del Liceo Righi non hanno potuto ascoltare a seguito di una decisione democraticamente adottata dal Consiglio di Istituto. Ai componenti quel Consiglio, e in particolare alla Dirigente scolastica, consigliamo la lettura di questo libro, con l’invito a riflettere: un loro diverso atteggiamento non avrebbe privato gli studenti di un’occasione importante, e forse non più ripetibile, per completare la loro formazione. Sull’importanza delle testimonianze dei partigiani nelle scuole e del loro rapporto diretto con gli studenti si sofferma Marcello Masini “Catullo”, dal cui racconto (pp. 57-60) è stata tratta l’affermazione che ha dato il titolo al libro:

«Domandano tutti: – Ma perché lo avete fatto? – E fanno anche la domanda che non dovrebbero fare.

 – Avete ammazzato?

I ragazzi vogliono sapere il periodo. E chiarire il perché. È necessario spiegare il periodo, prima di capire il perchè.

È quasi impossibile spiegarsi, tra noi e i ragazzi ma è l’impegno che ci mettono nel cercare di capire, l’importante.

[…] Quello che importa è l’impegno che i ragazzi mettono nelle scuole quando preparano certe attività e certi momenti: sono veramente bravissimi.

Negli ultimo tempi dico loro: – Guardate, sono rimasto solo io – . Allora diventano più interessati ancora.

Io sono l’ultimo.»

Roma, 29 maggio 2012

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Paola SORIGA, Dove finisce Roma, Einaudi ed. – coll. Stile Libero Big, Torino 2012,  pp. 142, € 15,50 

«Da due giorni non arriva nessuno. Da due giorni soltanto il rumore dei topi e il suo fiato, che a volte si fa forte di paura e denti stretti e attenti, e acqua che gocciola, da qualche parte. La lampada illumina poco ma è meglio, comunque guardarsi intorno, la luce debole e le ombre, ha paura. Ha paura dell’inizio, da quando è entrata in un buco per terra e sono iniziati i corridoi di pozzolana, fondi e freddi, e in una volta scomparivano i suoni, di fuori. Ha avuto paura quando, poche ore dopo essere entrata nella grotta, ha sentito un rumore di passi, e si avvicinavano e le sembrava di sentirli nella pancia, e poi erano quelli di Rita, che non ci poteva credere che era riuscita a trovarla, e si era fatta raccontare quello che era successo e aveva raccontato cosa facevano intanto lei e gli altri fuori, su quelle strade sopra la sua testa. Poi di nuovo sola, nella grotta, in una cava, sotto il pratone.» 

Così inizia il romanzo Dove finisce Roma.

È il 30 maggio del ’44: Ida, un’adolescente trasferitasi da qualche anno dalla Sardegna a Roma presso una sorella sposata, si è nascosta in una cava di pozzolana per sfuggire all’arresto: da qualche tempo è staffetta per la Resistenza, ma quella mattina, mentre sta per raggiungere la tipografia per ritirare stampa clandestina da distribuire, viene avvertita che il tipografo è stato arrestato e che i fascisti cercano anche lei… Resterà nascosta fino al 4 giugno, quando gli Americani entreranno in Roma. Sei giorni in tutto, quindi, ma durante i quali ripercorre il suo passato, ricorda le persone che ha incontrato e che hanno avuto importanza per lei, rievoca i momenti significativi di una vita ancora breve ma già ricca di esperienze, il primo amore, le speranze, le illusioni e le disullusioni. 

È sorprendente come attraverso queste pagine vengano restituite in pieno l’atmosfera e le tensioni morali che animavano gli abitanti dei quartieri periferici di Roma occupata dai tedeschi e dai fascisti repubblichini. È un libro che aiuta a comprendere “le ragioni di quegli anni, i pensieri di chi sceglieva di combattere e di chi invece scappava, di chi si schierava da una parte o dall’altra, di chi giudicava e di chi tradiva. […] La Storia che questa giovane autrice racconta attraverso la voce di Ida è fatta di tante piccole storie, infinite «questioni private» che insieme danno forma a un desiderio collettivo: lasciarsi alle spalle un mondo vecchio e cominciane uno nuovo, migliore.

Ecco alcune dichiarazioni rilasciate dall’autrice intervistata dal giornale di Alghero, la sua città:

 Roma, 19 maggio 2012