Discutiamo di

1. I “giardinetti” di piazza Vescovio

Al 16 giugno mancano ormai poche settimane, e piazza Vescovio sarà probabilmente di nuovo occupata da gruppi di neofascisti che considerano quella piazza una cosa loro. Di nuovo forse si assisterà ad una squallida esibizione di saluti romani, di croci celtiche, di appello al camerata scomparso, chiuso da uno stentoreo “presente!”. Successe lo scorso anno allorchè, a conclusione dei lavori di risistemazione dell’area verde, Comune e Municipio manifestarono all’ultimo momento la volontà, fino ad allora negata con risposte evasive, di intitolare quei giardinetti a Francesco Cecchin. E quella volontà realizzarono, incuranti delle reazioni della gente comune, dei negozianti della piazza, dei rappresentanti territoriali dei partiti e delle associazioni democratiche stimolate e coordinate dall’ANPI. Un effetto però si ottenne: venne impedita (o forse fu solo sospesa) l’erezione di un monumento che, pur in mancanza delle prescritte autorizzazioni, avrebbe dovuto completare l’opera. Ma quelle reazioni furono strumentalmente travisate. Vennero bollate come inqualificabile manifestazione di odio nei confronti di un ragazzo morto nella stagione di violenza che tanti lutti ha seminato anche nei nostri quartieri. Il sindaco Alemanno – che spesso dimentica che dovrebbe rappresentare l’intera città e non una parte sola (quella il cui simbolo è fiero di portare al collo) – respinse l’appello rivoltogli affinchè desse un segnale di reale pacificazione e dedicasse la piazza a tutte le giovani vittime della violenza di allora; non ad un nome solo, che tra l’altro viene arbitrariarmente considerato un eroe martire dai militanti delle organizzazioni neofasciste che ancor oggi usano la violenza nei confronti di chi non la pensa come loro. I pochi noti che avevano sottoscritto l’appello vennero indicati al mondo come “cattivi maestri”, esprimendo il rammarico che non morissero mai,  i semplici cittadini del tutto ignorati. I manifesti affissi dall’ANPI nel quartiere per ristabilire la verità sulla posizione che aveva assunto vennero sistematicamente strappati o ricoperti da scritte  contro gli antifascisti seminatori di odio. Quasi un anno è passato. E’ necessario non dimenticare quanto accaduto e trovare nuove forme per sostenere i valori in cui crediamo, che non sono certo l’odio ed il mancato rispetto per il lutto altrui. Prepariamoci quindi adeguatamente al 16 giugno 2012.

 

 

2. Le scritte neofasciste: una modesta proposta

I giornali hanno oggi dato notizia di scritte neofasciste apparse sui muri del Liceo Tasso la notte precedente la manifestazione organizzata ieri dall’Anpi per ricordare Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e Melissa Bassi. L’ormai nota “Il quartiere Trieste è fascista” (una variante di quella, più sintetica ed efficace ma un po’ abusata, che recitava “Il Trieste è nero“), accompagnata da una svastica, ed altre scritte contro i partigiani. E’ intervenuta la Digos, che ha scattato alcune foto, e le scritte sono state cancellate. “Evidentemente questo è stato il saluto dei neofascisti ai magistrati e ai poliziotti morti negli attentati del ’92.” ha detto Claudio Ortale, consigliere del municipio XIX e capogruppo del Prc/Fds “Altro che legge e ordine, i neofascisti stanno evidentemente dalla parte della mafia, come diceva Peppino Impastato. Davanti allo stesso liceo, nelle ultime cinque settimane, ci sono state quattro batterie di scritte nazifasciste, alcune anche caratterizzate da gravi minacce. L’adiacente commissariato di polizia non riesce a reprimere le scorribande fasciste notturne” . Elena Improta, vicepresidente dell’ANPI provinciale e Segretario della Sezione ANPI “M. Musu ed M. T. Regard”, ha sottolineato che ciò che ha valore e che merita attenzione “è la partecipazione degli studenti alla manifestazione” […] “non ci facciamo impressionare da due scritte sui muri, anche perché la storia racconta che dal 1943 al 1944 nel quartiere Trieste c’è stata la lotta contro i neofascisti da parte dei gappisti, molti dei quali persero la vita. Questi personaggi nostalgici e negazionisti, con queste scritte, dimostrano di non conoscere neanche la storia del teritorio in cui vivono“.  Dal 1944 ad oggi forse però qualcosa è cambiato, e le scritte che deturpano il quartiere sono certo più di due. Salvo qualche eccezione si sono rivelati inutili gli appelli perché si provveda a cancellarle e poco convinti i tentativi di scoprirne e perseguirne gli autori. Ma dobbiamo insistere. Forse varrebbe intanto la pena di censirle e di fotografarle, non tanto per indire un concorso a premi ma per costruire un dossier da presentare alle autorità. Volete collaborare? Senza scomodare la Digos, fotografate voi le scritte neofasciste (o veterofasciste,  fate voi) che incontrate nei vostri percorsi abituali e mandeteci le foto (per quella in vernice verde che inneggia alla Repubblica di Salò, con un fascio littorio elegantemente stilizzato, dipinta da tempo immemorabile a fianco del bar di via Lucrino e che la nuova gestione ha mantenuto intatta, lasciate stare: già abbiamo provveduto). Promettiamo di pubblicare le più significative [vedi la pagina “al muro?” aperta in questo stesso sito] e poi decideremo insieme quali iniziative intraprendere. Grazie. Roma, 24 maggio 2012. 

 

3. La” zona grigia” (in margine agli “incidenti” al liceo Avogadro ed all’assemblea negata al Righi) 

I fatti sono noti: in un liceo romano, non compreso nell’ambito territoriale della nostra Sezione ma frequentato da molte ragazze e ragazzi che abitano nel II° Municipio, un gruppo di studenti aveva richiesto di svolgere il 10 maggio un’assemblea che prevedeva una testimonianza di Giovanna Marturano, partigiana che ha da poco compiuto cento anni. Il Consiglio di Istituto ha negato il permesso. Ne ha dato notizia la stampa [http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/05/10/il-righi-dice-no-ai-partigiani-in.html], precisando che tra le ragioni addotte vi era anche il timore che al Righi si potessero ripetere gli incidenti che in un’analoga circostanza erano stati provocati al liceo Avogadro (il 21 aprile un gruppo di studenti di destra aveva contestato il partigiano Mario Bottazzi, presidente della nostra Sezione, invitato a parlare in un’assemblea di studenti, e la preside aveva fatto intervenire la polizia all’interno della scuola per allontanare i disturbatori). La decisione è stata criticata duramente da una parte di studenti e di genitori; è intervenuta anche l’A.N.P.I. di Roma, che ha avuto contatti con la Dirigente scolastica del Righi ed ha quindi pubblicato la lettera da lei indirizzata agli studenti (http://www.liceorighiroma.it/wp-content/uploads/Lettera-aperta1.pdf). Ciò ha provocato reazioni da parte di nostri iscritti ed è stato oggetto di discussioni anche nell’ultima riunione del Comitato direttivo della nostra Sezione (svoltasi il 15 maggio u.s.).  Ci è sembrato interessante parlarne con Caterina, nostra iscritta, e la cui figlia frequenta il liceo Righi. Le abbiamo quindi rivolto alcune domande: 

Dopo la bomba fatta esplodere in una scuola di Brindisi ha ancora senso parlare dell’assemblea negata al liceo Righi? Perché no? La scuola deve essere difesa come primo luogo in cui i nostri figli si “formano” non solo culturalmente ma anche come futuri cittadini. Anche se non si conoscono le cause e le motivazioni del gesto di Brindisi non mi pare che la scelta degli attentatori possa essere casuale; si è voluto colpire uno dei luoghi in cui si forma la coscienza civile, uno degli ultimi baluardi della libertà di pensiero e di espressione: quella dei ragazzi e quella dei loro docenti. In questa prospettiva, quindi, perché non parlarne ? 

La stampa ha sottolineato che nella decisione del Consiglio d’Istituto erano stati determinanti gli incidenti accaduti qualche settimana prima in un’assemblea organizzata dagli studenti del liceo Avogadro; la preside, in una lettera aperta indirizzata agli studenti, lo ha escluso, fornendo un’altra versione: tu e le famiglie degli studenti siete stati informati? E in che termini? La scelta di non consentire lo svolgimento dell’assemblea è stata attribuita ad una democratica decisione del Consiglio di Istituto. In realtà sappiamo tutti che gli organismi rappresentativi all’interno della comunità scolastica sono ben poco attivi e il loro coinvolgimento nella vita scolastica è praticamente inesistente. Lo dimostra il basso numero di votanti nelle elezioni, lo scarso livello di partecipazione dei genitori, le pochissime iniziative che la scuola mette in atto per fare della scuola una “comunità”. Lo constato con rammarico: dopo tanti anni di vita scolastica, come studente prima e come genitore dopo, non ho mai capito come e su quali materie i rappresentanti dei genitori e quelli degli studenti possano esprimere effettivamente la loro voce all’interno dei diversi organismi in cui sono presenti. Non mi stupisce quindi che il Consiglio d’Istituto con una votazione “libera, trasparente e democratica” si sia espresso negativamente in merito alla partecipazione all’assemblea degli studenti della partigiana Giovanna Marturano; evidentemente anche in questo caso, la componente di genitori presente in Consiglio ha ritenuto opportuno esprimere il proprio voto senza nemmeno informare la componente rappresentata, oppure le altre volontà – in seno allo stesso consiglio – sono state più forti e in grado di condizionare la decisione definitiva. Mi dispiace soprattutto perché penso che si sia persa un’occasione importante; la nostra Resistenza è stata un’esperienza storica straordinaria: il popolo italiano, trovatosi senza Stato, non ha solo resistito all’invasore – come è accaduto negli altri Paesi europei – ma ha saputo anche “scegliere” chi fosse in quel momento, il suo nemico, ha scelto di combattere il regime nazifascista. Questa è la verità storica, e ascoltarla da chi è stato protagonista diretto di quegli eventi è una opportunità che i nostri ragazzi avevano chiesto ed è stata negata. 

Ci sono stati altri casi in cui al Righi è stata negata l’autorizzazione allo svolgimento di assemblee perché il comportamento degli studenti dimostra che non sono affatto interessati al tema in discussione ma solo a perdere tempo? Può essere che la partecipazione degli studenti all’assemblea di Istituto sia stata o sarà poco partecipe e che queste occasioni non siano vissute con l’impegno e la partecipazione necessari, ma questo non è un argomento sufficiente a negare l’assemblea; in questa logica, si potrebbe anche sostenere che tutte le volte che la qualità dell’insegnamento offerto ai nostri ragazzi non è adeguato, l’istituzione scolastica dovrebbe intervenire per evitare che la permanenza nella scuola sia inutile per i nostri figli. Non mi pare che questo succeda non tanto al Righi ma in generale nel nostro sistema scolastico. Trovo sempre molto irritanti gli adulti in generale, e, tra questi, in modo particolare, coloro che pur avendo scelto un professione che li mette a contatto con i più giovani, ne parlano costantemente male, mettendo in risalto la loro superficialità e il loro disimpegno; sottovalutare l’intelligenza e le capacità dell’interlocutore non sono mai un modo per aiutarlo a migliorarsi, questo vale in generale e soprattutto nella scuola. 

Quali sono state le reazioni tue e dei tuoi figli alla decisione del Consiglio d’Istituto ed alla lettera della Preside? E quelle delle famiglie degli altri studenti? Mi ha stupito molto la scarsa reazione della comunità degli studenti e anche di una parte dei genitori. Qualcuno sembrava annoiato dal dibattito creato intorno alla questione, quasi non meritasse nemmeno di essere approfondita; penso però che la reazione di molti e la risonanza negli organi di stampa sia servita almeno a riflettere, a creare un dissenso e a ribadire che su alcuni temi non è permessa “la sordina”. 

Sei a conoscenza dell’impegno della scuola a realizzare una manifestazione che attesti l’attenzione ai temi della Memoria, della Resistenza e della Costituzione, alla quale saranno invitati partigiani e rappresentanti dell’ANPI? Tutti noi saremo molto attenti a valutare l’impegno che la Scuola dedicherà per organizzare e valorizzare in maniera adeguata l’incontro per ora negato; sarà importante che proprio gli studenti siano coinvolti nell’organizzazione e nella preparazione dell’evento, si facciano parte responsabile della buona riuscita e siano liberi di accogliere nella scuola tutte le voci e le testimonianze che loro stessi riterranno interessanti, per costruire la loro idea di Resistenza e coltivarne la loro personale memoria. Solo se questo succederà potremo dire che valeva la pena aspettare. 

Le considerazioni di Caterina sulla “scarsa reazione della comunità degli studenti e anche di una parte dei genitori” mi sono sembrate perfettamente consonanti con altre considerazioni svolte in uno scambio di mail del 26 aprile fra componenti il Comitato della Sezione a proposito degli “incidenti” all’Avogadro. Scriveva Franco: «[…] Sono preoccupato non tanto e non solo per le gesta dei “quattro fascistelli”. Penso che il problema sia non solo e non tanto di quali rapporti avere con la polizia. Sono preoccupato perché mi sembra, spero di sbagliarmi, sia mancata una reazione “democratica e di massa” – cosi si diceva un tempo – da parte della stragrande maggioranza degli studenti. Sono una zona grigia? E se è così, la “colpa” non è anche la nostra? …». E così ha risposto Emanuela, il cui figlio è studente del Giulio Cesare: «Caro Franco hai centrato il problema: la zona grigia c’è. Gli studenti antifascisti non si sentono più in dovere di rispondere con fermezza agli attacchi dei fascisti, scambiando il lasciar correre con il non dar seguito alle provocazioni. Mi spiego meglio. Nessuno di noi si augura il ritorno alle contrapposizioni feroci degli anni ’70-’80, quindi non vorremmo mai reazioni istintive e violente, tuttavia non possiamo ignorare che con il loro silenzio i ragazzi di sinistra (e non sono pochi neppure nelle scuole del nostro quartiere, anche perché sono i nostri figli e i nostri nipoti) di fatto danno ai quattro fascistelli uno spazio troppo grande. Ai ragazzi non interessa più la politica dei partiti, anzi la fuggono; interessano invece i problemi concreti: ne abbiamo avuto esempi con le grandi mobilitazioni sul futuro della scuola o sull’acqua pubblica. Noi non siamo riusciti a far capire loro che questi temi sono parte integrante del fare politico e che la loro soluzione va ricercata in un progetto complessivo di paese e di società, che non può perciò essere disgiunto dalla difesa della Costituzione e dell’Antifascismo. Essi devono alzare la voce – e per carità solo quella! – contro chi offende questi valori e finge di non conoscere la Storia; che fingano ne sono sicura perché nelle scuole di ogni livello i progetti sulla Memoria, sulla Liberazione, sulla Costituzione e la Legalità sono proposti dagli insegnanti con grande impegno. A noi il compito di spiegargli che su certi temi non si può essere tolleranti ed equidistanti, rischiando di diventarne conniventi. Insegniamo loro ad essere partigiani, e facciamolo con il buon esempio e cioè con le buone pratiche politiche, senza faziositá o strumentalizzazioni.» 

La “zona grigia” di studenti e di genitori ci sembra un buon tema da discutere. Aspettiamo i vostri commenti.

Roma, 28 maggio 2012