Persone/personaggi

 

 

Abbiamo appreso dai giornali dello scorso 24 maggio della morte, a 87 anni, di Nadia Giorgi, ispiratrice (quanto volontaria ?) di un best seller che sappiamo non le era piaciuto: il romanzo di Carlo Cassola “La ragazzadi Bube”. Nadia Giorgi era stata in sintonia, e sin qui cronaca e letteratura coincidono, quanto casualmente non è dato stabilire, con la vena narrativa che la critica letteraria dell’epoca attribuiva allo scrittore Cassola: Nadia (Mara, la ragazza) e Renato (Bube), protagonisti della Resistenza in Toscana (impegno civile), che ad un tempo sono ugualmente protagonisti di una grande storia d’amore. Alla Liberazione, dopo la separazione forzosa nella guerra di Resistenza, si ricongiungono, credendolo  per sempre. Ma, nella scia di un odio implacato e delle vendette del dopoguerra Renato, colpito dall’accusa di aver ucciso, in uno scontro a fuoco, un Maresciallo dei carabinieri  e il figlio, viene condannato a 19 anni di prigione. Nadia lo aspettò. Renato fu scarcerato per  grazia nel 1961 e morì a 58 anni nel 1981. Per tutti gli anni seguenti al delitto, Nadia non cessò mai di rivendicare l’innocenza di Renato; non riuscì mai ad identificarsi con le “ragioni ambientali ” del personaggio tracciato dallo scrittore: “non sono mai riuscita ad arrivare all’ultima pagina” ripeteva sempre; anche altri ex partigiani rimproveravano  a Carlo che  “aveva preso il moschetto per una forte esigenza morale e  aveva vissuto quell’esperienza in chiave tragica individuale “, insomma  fuori da  furori ideologici…”e poi non aveva mai preso la tessera…”.

Il romanzo di Cassola viene pubblicato nel 1960 e provoca contrastanti e opposte reazioni. La critica d’avanguardia del Gruppo 63  chiamava Cassola (e Bassani) le  Liala 63 [dal nome di una scrittrice “rosa” di largo successo]. Togliatti su Rinascita lo accusava di diffamare la Resistenza. Per gli amici ex azionisti (Cancogni) rischiava di passare per un “voltagabbana”.  In  realtà Cassola, antifascista rigoroso e pacifista militante, concluderà la sua vicenda terrena fiancheggiando quella che oggi viene chiamata la “sinistra radicale”. Il suo interesse di scrittore, fatto salvo l’impegno civile, risiedeva nel tentativo di far prevalere nella narrazione la “poesia” sui contenuti più ideologici, sfuggendo quindi il ricatto del populismo. Questo romanzo rispetto alle prove “impegnate”  precedenti (Fausto e Anna, I vecchi compagni, ecc.) costituisce una svolta. A questo proposito Asor Rosa scriverà nel suo saggio sulla letteratura populista in Italia che in Cassola ”la poesia è raggiunta tutte le volte in cui si verifica questa profonda compenetrazione di un destino individuale con una legge universale dell’esistenza”.

Dal romanzo, e conseguentemente dalla cronaca, Luigi Comencini nel 1963 girò un film che ribadisce il successo di pubblico del romanzo. Il film viene giudicato una fedele trasposizione e viene anche ricordato per l’evoluzione espressiva “disarmante per bravura e bellezza” di Claudia Cardinale, alla quale curiosamente  Mario Soldati rimproverava “l’assenza del toscano dalla sua recitazione”. Tuttavia c’era chi, al contrario, considerava proprio questo “toscano non fiorentinizzato” uno degli aspetti più interessanti del film. fg  (25 maggio 2012).

 Per ricordare il film:  http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=0B8cts-YDP8